Qual “buon” vento ci porta il 2011?



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Un altro crinale delle nostre zone interne attende di conoscere il suo destino. Colle Rainone, sentinella del territorio a metà strada tra i comuni di Torella del Sannio e Molise, avrà anch’esso le sue torri eoliche se il progetto, attualmente all’esame dei competenti uffici regionali, dovesse trovare approvazione. Si tratterebbe, quindi, dell’ennesimo stupro in danno del territorio molisano con il quale, per le caratteristiche ambientali di gran parte della regione, specie quella interna, lo sviluppo industriale dell’eolico si rivela di assoluta incompatibilità.
Ma tant’è, se è purtroppo opinione diffusa tra amministratori e politici di ogni colore che la adozione di questa fonte energetica, cosiddetta pulita (ma che tale non è in assoluto, per quanto è emerso da autorevoli studi internazionali che individuano nel rumore a bassa frequenza, quello non udibile, un grave pregiudizio alla salute), sarebbe in grado di risolvere i problemi del settore. Opinioni nate e cresciute nell’ambito di una non corretta informazione, di luoghi comuni, di fuorvianti teorie spesso sposate al solo fine di contrastare il paventato ricorso al nucleare, sulla opportunità del quale si può o meno essere d’accordo, non potendosi, invece, far passare l’eolico come alternativa ad esso.
L’eolico non è il futuro. E’ solo il futuro di chi sulle ali del vento realizza ingenti e facili guadagni in danno del paesaggio e di altri beni, naturalistici, storico-archeologici, artistici, che costituiscono un patrimonio intoccabile della Nazione, tutelato da una norma costituzionale (art. 9 comma 2 della Costituzione).
Basti considerare l’apporto fornito dall’energia eolica sul fabbisogno energetico nazionale (0,38% attualmente, previsto nella misura dell’1,2% nel 2020) per comprendere quanto utopistica e insensata sia la pretesa di poter ottenere un risultato accettabile dalla produzione di energia da fonti eoliche: ciò sarà forse possibile solo impiantando decine e decine di migliaia di torri e sacrificando, però, ogni angolo del nostro Paese.
Con le sue già operative pale eoliche (circa 500), selvaggiamente distribuite, il Molise si pone in prima posizione tra le regioni europee per densità di torri (proporzionalmente alla sua superficie), pur prevedendo la legge statale che regola la materia una ripartizione tra regioni e province autonome degli obiettivi assegnati allo Stato italiano, da raggiungere entro il 2020: 17% di produzione energetica da fonti rinnovabili. Ripartizione, questa, non ancora ad oggi delineata, ma che non potrà prescindere da una valutazione in termini di estensione territoriale delle singole regioni e dai fattori geo-morfologici, geografici, paesaggistici, storico-culturali caratterizzanti ciascuna di essa.
In tal caso si scoprirà che il Molise ha dato più di quanto dovuto, e che ove ancora fosse tenuto a contribuire alla causa della produzione di energia da fonti rinnovabili, l’attenzione per un ulteriore sacrificio dovrebbe spostarsi su soluzioni diverse quali, ad esempio, il fotovoltaico, concepito, però, in maniera non impattante, ma come sfruttamento di coperture di edifici pubblici e privati, di capannoni industriali, di aree degradate, di discariche e di quant’altro possa prestarsi ad un inserimento indolore per l’ambiente circostante e comunque con esso compatibile.
Colle Rainone è luogo rappresentativo di un ambiente prettamente rurale, agro-pastorale, in cui la percezione del paesaggio, il profondo e sconfinato sfondo panoramico da esso visibile, che abbraccia le catene montuose delle Mainarde, della Majella, del Matese e che si perde tra i confini del Lazio, della Campania, dell’Abruzzo e delle Puglie, è il biglietto da visita di una vasta area ancora integra che riveste un ruolo di estremo interesse sotto l’aspetto naturalistico, ma culturale anche, per via dell’espressività e leggibilità dei valori storici e figurativi in essa contenuti e dell’armonia avvertibile tra passato e presente.
Colle Rainone dovrà perciò essere preso a baluardo per la difesa dei valori espressi da quel territorio (in cui esso è situato e da esso scorgibile). Esso dovrà assurgere a “luogo emblematico” del paesaggio molisano (e di quel particolare paesaggio cui la Costituzione italiana e la Convenzione europea del Paesaggio accordano tutela) e dovrà essere protetto, salvaguardato, anche per il ruolo storico-culturale che continua ad assumere quale testimone della memoria collettiva delle popolazioni che lo abitano.
Il Comitato Nazionale del Paesaggio si schiera al fianco dei numerosi cittadini di Molise e di Torella del Sannio che intendono veder affermato il loro diritto alla salvaguardia dell’ambiente ed alla identificabilità e riconoscibilità dei loro luoghi che rischiano seriamente, oggi più che mai, di essere irrimediabilmente violentati (già nuovi scenari, peraltro, si aprono sulla rimanente area e su quella dei comuni limitrofi, stante la presenza, in loco, di numerosi anemometri).
Come i siti di Sepinum-Altilia e di Pietrabbondante si ergono a testimonianza di una millenaria civiltà e rappresentano essi stessi uno dei più significativi simboli del patrimonio storico-culturale del Molise, anche il territorio di questa area interna della Regione, in cui il paesaggio assume un ruolo di particolare pregio estetico, dovrà continuare ad esprimere i suoi “naturali” valori.

(Gianluigi Ciamarra)

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