Per il Sud? Antifederalismo…



ROMA – Una macroregione unica per salvare il nostro Mezzogiorno. E’ quanto sostiene Gerardo Mazziotti, 86 anni, uno dei più noti architetti meridionali (origini calabresi ma cresciuto a Napoli), con un articolo sul Denaro. L’architetto sostiene, in sostanza, che “quello che un tempo fu un unico Regno, sotto la corona dei Borboni, ora è frantumato in sette regioni. Alcune di esse, come il Molise, non raggiungono i 300 mila abitanti, poco meno dei cittadini residenti a Bologna”.
Mazziotti ricorda due filoni di pensiero contrapposti sui mali del Sud. Da una parte chi mette sotto accusa la gestione amministrativa del Mezzogiorno, ad iniziare dalla sua classe politica (tra gli altri, Piero Ostellino, Antonio Martino, Giorgio Bocca, Angelo Panebianco, ma lo sostenevano anche Oriana Fallaci e Lucio Colletti), mentre c’è poi un’altra schiera di analisti convinti che la questione del Mezzogiorno “non dipende dalla incapacità della sua classe politica né dalla sua borghesia parassitaria, né dalla insufficienza dei finanziamenti per il suo sviluppo né, meno che meno, dalla criminalità organizzata”. Tutto dipenderebbe dall’antropologia.
Come a dire che, secondo la scienza biologica che studia le caratteristiche morfologiche, fisiologiche e psicologiche delle popolazioni umane e cara a Kant e ai kantiani, tutti i popoli che sono nati e vivono nella fascia del sole sono indolenti, accidiosi, privi di immaginazione e mal disposti alla fatica.
“Come, appunto, i napoletani, secondo una vecchia leggenda metropolitana – conferma Mazziotti. “E, dato che noi meridionali siamo nati e viviamo nella fascia del sole, dobbiamo sottoporci a un paziente, doloroso e lunghissimo processo di “mutazione antropologica ” se vogliamo riscattarci dalle nostre condizioni di sottosviluppo”.
L’autore ricorda come già Gaetano Salvemini diceva cent’anni fa che “la questione del meridione è essenzialmente una questione di meridionali”. E di “antropologia” parlò anche il grande Mao quando, negli anni ’50, sostenne che per costruire una società socialista cinese era necessario costruire “un uomo nuovo”, attraverso la spietata distruzione delle classi sociali. Un’operazione molto complessa (intellettuali mandati a lavorare nelle campagne e nelle fabbriche e operai mandati a insegnare nelle scuole, per esempio) costata lacrime e sangue e che è andata a finire come sappiamo.
Mazziotti, polemizzando con Francesco Merlo che ha scritto un polemico articolo sui meridionali, ricorda invece che “sono stati capaci di realizzare le più belle Regge del mondo, la prima ferrovia, il primo cantiere navale, la prima fabbrica di porcellane e il primo teatro lirico d’Italia, la prima industria siderurgica, il primo ponte sospeso in ferro e il primo villaggio operaio d’Europa e facevano parte di un grande paese che era tra i più ricchi e più ammirati d’Europa”.
La ricetta? “Mi convinco sempre più che la soluzione dei nostri problemi sta nella istituzione, ai sensi dell’ articolo 132 della Costituzione, di una macroregione meridionale di 18 milioni di abitanti. Una popolazione pari a quella della città di Shanghai”.
Il guaio sarebbe quindi demografico. Adesso il Sud è frantumato in sette regioni. Ci sono un Molise con appena 300mila abitanti, poco meno di Bologna, una Basilicata con gli stessi 600mila abitanti di Genova, un Abruzzo con una popolazione di poco inferiore a quella di Milano, una Campania i cui abitanti non raggiungono la metà di quelli di Parigi, una Calabria con la metà degli abitanti di Roma, una Puglia con 4 milioni di abitanti, gli stessi di quelli di Berlino, e una Sicilia con circa 5 milioni, pari a quelli di Madrid.
Insomma, ragionamenti antifederalisti.

<div class="

Precedente Un Sud davvero povero e incapace? Successivo Il Molise deve rimanere Molise