Franceschini “il Federale”



Franceschini "il Federale"

Uno degli episodi più gustosi che un caro amico d’università amava raccontare riguardava un suo zio paterno che verso il 20 aprile del 1945 ricevette una telefonata dai gerarchi fascisti locali che si onoravano di nominarlo Federale di Bergamo. Costui sbatté metaforicamente (ma forse nemmeno tanto) i tacchi, trepido d’orgoglio indossò l’alta uniforme e si recò (petto in fuori, pancia in dentro) alla Casa del Fascio per assumere la carica. Non è chiaro chi trovò nella sede visto che i repubblichini più furbi, Mussolini e la Petacci inclusi, si stavano involando verso la Svizzera o il Sud America.
L’idea che la fine fosse questione di giorni, che le bande partigiane ormai fossero alle porte non lo sfiorava. Lui intimamente credeva ancora di vincere la guerra. Forse era sicuro che esistessero armi segrete o superiori strategie che avrebbero resuscitato la Blitzkrieg. Probabilmente credeva che fosse finalmente giunta la sua ora tanto agognata, il momento in cui avrebbe fatto vedere a tutti che tempra d’uomo si nascondesse sotto la sua camicia ben stirata per l’occasione. Sarebbe stato lui finalmente a decidere e non a subire.
Per fortuna sua quando lo catturarono si resero conto di che pasta fosse fatto e invece di fucilarlo lo tennero in galera alcuni mesi e poi con l’amnistia di Togliatti lo tirarono fuori. Non lasciò traccia nella vita pubblica e nella memoria di nessuno.
Questa storia torna in mente spesso da quando per puro caso ci siamo trovati a guardare la diretta dell’elezione di Franceschini a segretario del Pd. I tempi sono diversi, meno drammatici e non ci si spara addosso tra italiani, ma le analogie rimuginano in testa. Se il Pd si sfracella alle prossime elezioni europee, si ricorderanno improvvisamente tutti che lui era il Vice Disastro (come lo ha definito graziosamente il nuovo enfant prodige fiorentino Renzi). E le premesse per lo smottamento elettorale le stanno predisponendo con grande dedizione i cacicchi orfani di Veltroni che si aggrovigliano intorno al SegreDario come mosche sul miele. Qualora l’elettorato dovesse trovare in lista nomi come Bassolino o Del Turco, la giornata elettorale nel CalenDario segnerà il 26 aprile, anche se saremo in giugno.

(Fabio Scacciavillani)

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