No alla chiusura di Rai Storia

La chiusura di Rai Storia e di Rai 5, che l’amministratore delegato Rai Salini intende accorpare in un unico canale dimezzando l’offerta culturale della Rai, rappresenta una decisione grave e incomprensibile che i vertici del servizio pubblico si appresterebbero a prendere, nonché una pesante violazione del Contratto di Servizio.

Tra i motivi per cui gli italiani pagano il canone in bolletta e garantiscono alla Rai quasi 2 miliardi di euro di finanziamento pubblico c’è proprio la produzione e trasmissione di programmi culturali, soprattutto di quella programmazione che potrebbe risultare meno sostenibile a livello commerciale.

In questo senso Rai Storia al canale 54, dedicato all’approfondimento storico, e Rai 5 sul canale 23, dedicato agli spettacoli dal vivo, teatro, documentari di arte, rappresentano l’essenza stessa del servizio pubblico, apprezzati ogni giorno da circa 200-300mila telespettatori in prime time.

Se c’è da fare risparmi di spesa per il calo della raccolta pubblicitaria causato dall’emergenza coronavirus, perché a pagare deve essere proprio quella programmazione che, in virtù del canone, dovrebbe essere sempre garantita? Lo stesso vale per l’informazione sportiva di Rai Sport, altro canale che Salini intende chiudere, e l’informazione politica del nuovo Canale istituzionale, per ora bloccato.

Se l’azienda deve recuperare risorse, tagli le tante produzioni esterne di carattere commerciale, che spesso fanno confondere il servizio pubblico con le tv private. Si taglino i mega compensi, si riducano gli sprechi dei costosissimi appalti alle società esterne per produrre persino i programmi di informazione, alcuni con costi esorbitanti e addirittura relativi subappalti che fanno lievitare ancora di più le spese e rendono impossibili i controlli. Ma non si tocchi la cultura, a maggior ragione mentre il governo con il ministro Franceschini chiede alla Rai e a tutte le emittenti un impegno aggiuntivo, viste le enormi difficoltà che il mondo dello spettacolo sta vivendo per le limitazioni Covid.

Con il dimezzamento dell’offerta culturale Rai, invece, assisteremmo al paradosso di vedere la Rai che smobilita su un settore eminentemente da servizio pubblico, mentre le tv private, che si reggono solo sugli introiti pubblicitari, vedrebbero confermata la loro produzione culturale, storica, documentaristica, si pensi al canale Focus di Mediaset sul digitale terrestre e a Sky Arte sulla piattaforma satellitare Sky.
Mi auguro che il Governo, a partire dal presidente del Consiglio Conte ma anche con il ministro della Cultura Franceschini, faccia sentire forte la sua voce contro la chiusura di Rai Storia e Rai 5. Intanto i cittadini possono farsi sentire firmando la petizione su “Change.org” che anche io ho sottoscritto e che ha già visto l’adesione di oltre 10mila sostenitori, tra cui un’istituzione culturale autorevole e prestigiosa come la Fondazione Feltrinelli, che su twitter ha scritto: “La storia è urgenza civile, conoscenza profonda, antidoto alle paure. La Rai è la più grande industria culturale europea. Recedere dal presidio sulla Storia è incomprensibile. Firmiamo e diffondiamo la petizione”.

(Michele Anzaldi, deputato di Italia Viva,
blogger dell’Huffington Post
)

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