“Schiara” Ferragni

Se c’è un mondo che abbiamo sempre rifiutato, come Forche Caudine, testata giornalistica e associazione nate proprio come omaggio al territorio meno prossimo alla “polvere di stelle”, è quello impersonato da Chiara Ferragni. La quale, ovviamente, non è solitaria in questo “festival dell’effimero”, ma in buona compagnia.

Cioè denunciamo da sempre l’iperpresenza crescente di una società dell’immagine dove i contenuti diventano sempre più superflui, una società dell’effimero, della superficialità, ma anche di una buona dose di ipocrisia. Preferiamo, insomma, l’autenticità, la schiettezza anche un po’ rozza, la naturalezza della nostra terra d’origine – speriamo che non s’inquini proprio con le nefandezze di “un certo” progresso – rispetto all’ossessione dei like prodotti dalle nuove tecnologie, alla fobia dei numeri, al desiderio perenne di avere sempre i riflettori puntati addosso come in una sorta di eterna dipendenza che raramente porta qualcosa di buono a lungo andare.

Purtroppo, però, la degenerazione non è cosa d’oggi.

Luchino Visconti, nella splendida pellicola Bellissima con l’insuperabile Anna Magnani, oltre settant’anni fa fa già fotografava questo mondo effimero dell’apparire: una mamma faceva di tutto per introdurre una bambina nel malato universo del cinema, impersonato principalmente dal cinico Walter Chiari.

Pier Paolo Pasolini, negli anni immediatamente seguenti, profetizzava un triste degrado morale conseguente ad una società in cui le solide radici culturali sarebbero state annientate dalla fede nei consumi.

Oggi abbiamo addirittura Amedeo Grieco, il componente del duo comico Pio e Amedeo, impegnato a dichiarare al Corriere della Sera che “Chiara Ferragni è simbolo di degrado culturale, Una persona che dice chiedo scusa e do un milione di euro è una persona che sottovaluta l’intelligenza delle persone”.

La stessa premier Giorgia Meloni, fiutando un argomento di tendenza, ha attaccato pesantemente la Ferragni dal palco di Atreju, seppur senza nominarla direttamente: “Gli infuencer non sono quelli che fanno soldi a palate mettendo vestiti o borse o promuovendo carissimi panettoni facendo credere che si farà beneficenza, ma il cui prezzo servirà solo a pagare cachet milionari?”.

Il problema di fondo è che un capitalismo senza etica, con il pedale dell’acceleratore a tavoletta, senza più freni inibitori, ha trasformato i cittadini in frenetici consumatori e numerosi politici (e imprenditori) hanno capito che avere clienti è certamente preferibile rispetto al “pensiero critico” ormai sepolto da tempo. La Ferragni, in fondo, è il prodotto ideale e ideologico di tutto questo. Con il marketing nuovo burattinaio, utilizzato anche per spillare soldi a telespettatori da intenerire nel nome di una pelosa beneficienza.

Noi, intanto, riesumando il pensiero critico, siamo alla larga da certe marche di pandoro e dai prodotti pubblicizzati dalla nuova “eroina” dei nostri giorni.

Articoli correlati