Se la promozione la fa Chiara Ferragni…

Nei giorni scorsi Chiara Ferragni, l’influencer italiana più nota al mondo (ha 20,4 milioni di follower, cifra ovviamente molto invidiata da piccole e grandi concorrenti ed emulatrici), moglie di Fedez, ha realizzato una campagna fotografica al museo degli Uffici a Firenze per la rivista Vogue. Ha scelto di farsi immortalare anche davanti alla straordinaria “Nascita di Venere” di Botticelli, uno scatto simbolico condiviso sui social del museo ed ammirato a livello globale (550 mila apprezzamenti in poche ore). Tra l’altro è stato regolarmente pagato il canone per l’utilizzo delle Gallerie.

La Ferragni, così come il marito, “spacca” l’incuriosita platea dell’opinione pubblica. C’è chi ammira la sua capacità di “fare notizia”, anche con semplici immagini o atteggiamenti. Da vera imprenditrice che non ha bisogno di “redditi di cittadinanza” ma riesce egregiamente a gestirsi da sola. E chi, viceversa, detesta questa ragazza il cui successo è dovuto essenzialmente alla sua “esteriorità”.

Anche la vicenda degli Uffizi non poteva passare inosservata. Immancabile la “levata di scudi” contro questi scatti fotografici considerati quasi “profanatori” di un luogo classico della cultura.

Ciò che potrebbe sembrare una vicenda da gossip, degna delle pagine patinate di Chi o di Novella, in realtà denota come il nostro Paese sia “vecchio” non solo a livello demografico, ma soprattutto mentale.

Nonostante l’Italia costituisca un’avanguardia mondiale per patrimonio culturale, ad esempio è prima per i beni Unesco patrimonio dell’umanità, non riesce a valorizzare appieno le tante meraviglie. Spesso le cronache si sono dovute occupare di flop spaventosi in questo campo, come per i tanti siti internet finalizzati alla promozione e rivelatisi dei boomerang per i tanti errori (il Molise ne sa qualcosa alla Bit di Milano ndr). La conseguenza è che i flussi turistici che raggiungono il Belpaese, benché cospicui, sono molto al di sotto delle potenzialità effettive.

Non possiamo quindi che concordare con il direttore delle Gallerie fiorentine, Eike Schmidt, quando spiega come sia necessario avvicinare i ragazzi alla cultura. E per farlo, machiavellicamente, ogni strategia vincente vada assolutamente apprezzata. Meglio, insomma, la Ferragni, i social, i video umoristici pubblicati sul nuovo canale TikTok (gli Uffizi sono stati tra i primi musei a sbarcare su questo originale social), l’invito alle star del festival “Firenze Rocks” a visitare le esposizioni d’arte, anziché le numerose ma inefficienti e costose campagne promosse negli ultimi anni da tanta burocrazia istituzionale, con le proprie impolverate corti.

“Se i giovani non stabiliscono oggi una relazione col patrimonio culturale, è improbabile che in futuro, quando saranno loro i nuovi amministratori, vorranno investire in cultura. Per questo è importante usare il loro linguaggio, intercettare la loro ironia e il loro potenziale creativo – ha giustamente osservato il direttore delle Gallerie fiorentine.

Questo Paese ha quanto mai bisogno di “svecchiarsi”, soprattutto in termini di mentalità. Il mondo cambia in fretta, i giovani vivono un “proprio mondo” (così com’è stato per le generazioni precedenti) e rispetto agli oltre 20 milioni di follower della Ferragni non possiamo certo affidarci alle blande iniziative di qualche oscuro travet

(Domenico Mamone)

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