Misteri della fede



Eterni strascichi elettorali. Guelfi e Ghibellini, Bartali e Coppi. Chiacchiere a fiumi da “dopo-palestra” o da “prima-della-permanente”. Quelle che appassionano al pari del pontificare sul “Grande fratello” o delle presunta crisi sentimentali del calciatore di turno (con deviazione sull’immancabile Aldo Montano). Oggetto di tanto cicaleccio è un gigantesco, intenso, unico quesito che intriga soprattutto gli uomini della sinistra: da dove escono fuori, ogni volta, tutti questi elettori di Berlusconi?
Perché, ad onor del vero, alla vigilia delle tornate elettorali, specie nei luoghi pubblici, la razza dei berluscones sembra quasi estinta. E a sinistra si spera nell’allungo. Poi le docce fredde delle urne. Allora emergono ipotesi inquietanti: clonazione, ipnosi collettiva, calchi di schede elettorali nelle rotative della Mondadori, messaggi subliminali nelle Playstation, i micidiali “pizzini” di Provenzano. Ci si chiede, insomma, dove sia quell’esercito di individui, da Trieste a Cefalù, che hanno più a cuore il ghigliottinamento dell’Ici (e, forse, anche di qualche rom) rispetto alle assicurazioni del moderato Walter. Quello che all’ipotesi di essere un coglione, preferisce il ruolo più naturale di “scoglionato”. Insomma, dove s’annida chi s’entusiasma per una dichiarazione di Schifani, annuisce compiaciuto alle analisi di Bondi, nutre infinita simpatia verso quell’umorista nato di Cicchitto, ha piena fiducia in Elio Vito?
Più che domande sono dogmi. Sono ricerche da abili rabdomanti. Perché in palestra e dal parrucchiere, ma anche dal giornalaio o dalla pizzicagnola, sembrano tutti tornati antiberluscones. Ignari di essere stati colpiti in massa dalla sindrome della cabina elettorale. E’ la riproposizione del vecchio “fenomeno Dc”. Tutti ne parlavano male ma i più la votavano. Ed era raro, allora, scovarne di convinti. Insomma, nel segreto dell’urna le anime si liberano di tutto, compreso il complesso della minoranza. E tante minoranze, quasi sempre, diventano maggioranza. L’ha capito la sinistra “plurale”?

(Giampiero Castellotti)

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