Premiato sessificio molisano



Sesso, sangue e scandali incarnano da sempre il sale dell’informazione locale. Cronache sottocoperta, coltelli facili e mobilità di mazzette assicurano ossigeno alla vendita di carta stampata. L’ufficializzazione pubblica di comportamenti poco morigerati appaga il probo lettore, compiaciuto del suo status di normalità, di benessere, di quieto vivere.
Il virtuoso Molise non solo non è esente da tale antichissima regola, ma ultimamente sembra applicarla con il massimo rigore. Se, come consiglia un noto economista molisano, l’Umbria da sempre è sinonimo di “cuore verde d’Italia”, la nostra regione potrebbe ormai aspirare turisticamente al suo prepuzio. Ma Bangkok, per fortuna, è ancora lontana.
Nel giro di poche settimane, il territorio molisano ha conquistato i notiziari nazionali non per uno studio universitario o per un’eccellenza produttiva ma per originali “Histoire d’O” altamente pruriginose. Disinibite professoresse da esportazione, dinamiche giornaliste che tentano di emulare la scrittrice Anais Nin, guida spirituale nella letteratura erotica contemporanea (un paragone certamente più qualificante rispetto a quello con la Lara Cardella di “Volevo i pantaloni”), mogli che invocano la scienza per cercare il padre del figlio in arrivo, in parallelo addirittura con la Val Venosta, più un corollario di storielle di serie C1 rispetto a questi capolavori del gossip sannita. Insomma l’area tra le Mainarde e il Matese sembra entrare di diritto nel tanto agognato corridoio adriatico, ma rivaleggiando con l’est europeo nel campo delle pulsioni in gonnella. Altro che anni cinquanta nella provincia veneta, tra Rovigo e Treviso, barometro del comune senso del pudore immortalato su celluloide impreziosita dal tempo. Il marchio di “essere molisani” è ormai associato all’ultima storia di “sesso matto”.
Tutto molto interessante e soprattutto parecchio divertente. Ma, al di là dei sorrisi, resta qualche interrogativo.
Ad esempio, è mai possibile che per conquistare la ribalta nazionale debbano fuoriuscire da questa trascurata terra sempre e soltanto storiacce di disgrazie, di terremoti, di disagio, di emarginazione? Se le tipicità e le eccellenze produttive, uno degli assi nella manica della regione, hanno bisogno di uno stretto collegamento con il territorio, che giovamento avrà il patrimonio enogastronomico o artigianale da tutto ciò? E soprattutto, con la costante e un po’ forzata emersione di tutto questo “folklore”, non si rischia di accentuare quella “distrazione sociale” da altri temi sicuramente più vitali per il futuro di questo lembo d’Appennino (vedi i gravi problemi di sussistenza della provincia di Isernia, sistematicamente ignorati dalla stampa – e probabilmente dalla politica – nazionale)?
Chissà se per richiamare l’attenzione sui problemi seri del Molise, visti i tempi, servirà un pubblico strip-tease di qualche zelante donna sannita, sullo stile di Anna Falchi e di Sabrina Ferilli per gli scudetti calcistici delle squadre capitoline. Comunicazione a colpi di mutande. Tempi moderni.
(Erennio Ponzio)

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