Da Licia Colò si conferma “Il Molise che non esiste”

Dopo un ampio servizio sull’isola d’Elba e uno sul Senegal, “Eden”, il programma di Licia Colò su La7, ha mandato in onda uno spazio di approfondimento sul Molise, giocando sul solito ritornello del “Molise non esiste” e invece esiste.

Peccato che la trasmissione, probabilmente non consigliata al meglio, abbia scelto luoghi non proprio esaltanti per promuovere il territorio. Quali? Civitacampomarano, una morgia di Salcito, una cascata di Carpinone e la città di Termoli.

Perché tali scelte sono criticabili?

Semplicemente perché il Molise soffre di una sindrome di distorsione quando deve spingere il proprio territorio. Nel senso che ciò che ritiene “straordinario” nell’ambito del proprio territorio stesso, in realtà al di fuori può corrispondere ad una semplice curiosità.

Ci spieghiamo meglio.

Se io scelgo un luogo per le mie vacanze, o semplicemente per scoprire cose nuove, ho bisogno di “unicità”. Ebbene, cosa c’è di unico in una piccola cascata, in una morgia, in un angolo di street art mentre a Roma ci sono ormai interi quartieri “colorati”, da Tormarancio al Quadraro, con tanto di musei istituzionalizzati all’aperto?

Il Molise, viceversa, avrebbe “unicità” su cui s’è sempre poco investito, anche in termini di promozione. Se la Toscana con i siti etruschi prima della pandemia ha fatto sempre il tutto esaurito (e anche l’Alto Lazio, vedi Cerveteri o Tarquinia), perché i Sanniti, che tra l’altro offrono la denominazione a tanti paesi molisani, continuano a rimanere materia oscura? Perché non collegare tra loro i tanti siti con itinerari storici, in grado di attrarre un turismo qualificato?

Perché una persona dovrebbe partire da Roma o da qualsiasi altra località per andare a vedere in Molise una singola morgia, quando Matera e la Basilicata hanno fatto di ben altri “sassi” la propria fruttifera bandiera? O cercarsi la cascata di Carpinone quando tutta l’Italia è piena di cascate e cascatelle, si pensi alle Marmore in Umbria?

Certi, solo luoghi interessanti per i molisani stessi. Ma ce ne passa ad ergerli a identità regionali.

Insomma, la promozione del territorio continua a palesare tutti i limiti del passato. Manca una strategia d’insieme: sarebbe più utile affidare a qualche riconosciuto manager esterno tutta la promozione anziché continuare a disperdere fondi con i tanti bandi e idee per valorizzare ora una cosa ora un’altra, generando una grande confusione e perdendo le poche opportunità reali.

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