Molise da “metempsicosi”

“Non dovete meravigliarvi. È molisana. E in Molise la politica si fa così. Ho seguito per anni la politica di quella regione e ho assistito ad una infinita, inesauribile sequenza di trasformismi al limite della metempsicosi. Quello che altrove sembra spregiudicato opportunismo lì appare naturale evoluzionismo. I ribaltoni ce li hanno nel sangue, i più spericolati inciuci avvengono così come si beve un bicchiere d’acqua e spesso fungono da modello per altre regioni. In Molise il voto di opinione non esiste, esiste solo quello d’interesse. Un interesse ovviamente ammantato di idealità. L’Italia sarà quello che sarà il Sud, ha profetizzato Mazzini, ma se il Sud sarà quello che è il Molise, ce la vedremo scura”.

E’ dura e impietosa la sferzata di Alberico Giostra, anche imprevedibile, perché proveniente da un giornalista estraneo al Molise. E ciò potrebbe subito alzare i classici muri di provincia della serie “non passa lo straniero”.

Però Giostra ha ragione da vendere. Certo, il trasformismo non è un copyright molisano, scendendo più giù in Italia, di poco e di tanto, i casi non mancano.

Ma Giostra, che è un bravo giornalista Rai, marchigiano, laureato in filosofia a Bologna, ha ragione da vendere. Anche perché è un esperto in materia. Nel 2007 ha pubblicato un’inchiesta su Clemente Mastella nel volume “I nostri ponti hanno un anima”. Poi due volumi sul “nostro” Tonino Di Pietro, “Il Tribuno. Storia politica di Antonio Di Pietro” (2009), di buon successo, e, nel 2013, l’ebook “Di Pietro ultimo atto. La caduta del Tribuno”. Insomma, di materia umana sannita se ne intende. Come dargli torto, allora?

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