Se il Molise non esiste, i Molisani sì…



Se il Molise non esiste, i Molisani sì…

Da un paio d’anni soffia sul Molise un vento persistente che tenta di fare tabula rasa della identità regionale di un popolo che, cinquant’anni fa, decise di costruirsi un’identità propria.
Questo vento ha fatto reagire moltissimi cittadini in tutte le sfere sociali della nostra regione. Il movimento si è esteso nelle media sociali dove gruppi avversi lodano o vilipendono tutto ciò ch’è Molise; oppure lì s’ironizzano spietatamente gli argomenti e gli ideali degli avversari.
Per frenare questo movimento funesto, deleterio per l’immagine di un popolo, sono apparsi nella regione delle figure di calibro, conosciute dai cittadini molisani, per difendere l’esistenza del Molise o per confessare il loro attaccamento ai valori su cui riposa l’esistenza della loro regione e finalmente per giurargli fedeltà. Questi interventi non hanno avuto nessun risultato sui movimenti perturbanti in cerca d’identità.
Lasciamo passare questo vento nato da individui e gruppi immaturi i cui soli obiettivi. alimentati da una profonda ignoranza, sono l’affermazione di se stessi o e la reazione al malessere in sui sono radicati da anni, fomentato e accumulato dal malsano clima politico e sociale del governo regionale.
I fomentatori di questi movimenti hanno dimenticato una realtà fondamentale e cioè: il Molise non esiste a causa delle sue montagne, dei suoi fiumi o dei suoi monumenti; il Molise esiste perché vi abita un popolo e questo popolo si chiama ”Popolo molisano”.
Suggerisco ai fomentatori di tali movimenti, anzi a tutti i Molisani, di farsi questa domanda: I MOLISANI ESISTONO?
Se c’è gente tra noi Molisani che ha dimenticato il passato o se ci sono giovani a chi non è stata mai insegnata la storia dei loro antenati o che forse sono semplicementre in rivolta contro i numerosi valori di un lungo passato, vorrei ricordare cose molto semplici.
L’identità del Molise non é legata alla geologia, alla geografia, ai limiti geo politici, ma è legata ad ognuno di noi che siamo nati su questo territorio, che vi abbiamo vissuto o che vi viviamo ancora. Siamo noi Molisani che diamo una vera e forte identità a questa terra che chiamiamo Molise. E poiché è il popolo che dà l’identità ad una nazione, ad una regione, ad una città, ad un comune, dobbiamo riconoscere che da secoli siamo noi (anche quando non portevamo il nome di”Molisani”) ad aver dato l’identità a questo territorio.
I Sanniti furono i primi (se ci riferiamo alle conoscenze storiche) a consacrare l’identità di questo territorio e lo difesero coraggiosamente (Lega Sannitica: fine del IV secolo, inizio del III secolo a.c.) contro i Romani. Erano Molisani gli stessi Sanniti che dopo l’occupazione di Roma, conservarono una fiera ostilità nei confronti del dominio romano e che non persero alcuna occasione di dimostrare il loro spirito di rivolta nei confronti degli oppressori, appoggiando le Guerre pirriche (280-275 a.c.) e l’avanzata d’Annibale in Italia (217-214), fino a ricomparire sulla scena politica nel corso della Terza guerra servile (73-71 a.c.) e della Congiura di Catilina (62 a.c.).
Erano Molisani i cittadini del nostro territorio, i quali non avendo più la forza politica e militare di un tempo, dovettero subire le peripezie degli invasori del Medioevo, sia quando il territorio fu conteso dai Goti, sia quando fu conquistato dai Lombardi, sia quando, nel X/mo secolo, venne assorbito dal regno dei Normanni e sia, più tardi (1077), quando passò allo Stato Pontificio.
I nostri Molisani subirono umilmente i poteri che occuparono il nostro terrritorio (ricordiamo che dal XI/mo secolo fu chiamato Molise, dal normanno Rodolfo de Molisio), tuttavia, al tempo delle signorie feudali (Campobasso, Venafro, Larino,Trivento, Boiano, Isernia, Campomarino), guidati dai Monaci e dai Principi, i Molisani costruirono il Molise che ammiriamo ancora oggi, coi suoi castelli, coi suoi borghi, con le sue Chiese, con le sue abbazie, i suoi conventi, e con le sue fertili colline e vallate.
Possiamo mettere da parte tutti questi fatti storici e pretendere che il Molise non esiste ? Coloro che lo affermano, rinnegano i loro antenati Molisani !
I secoli che seguirono, (XV/mo- XIX/mo sec.), furono spesso anch’essi, tempi di disagi per i Molisani: l’arrivo di forti immigrazioni di nomadi, schiavoni e albanesi; l’isolamento e una dura crisi economica che colpi il Molise e tutta la penisola (XVII/mo e XVIII/mo sec.); il duro e violento fenomeno del brigantaggio (1861-1865) sotto il periodo dell’occupazione francese; le dure prove della prima e seconda guerra mondiale; i terremoti numerosi, il colera, la povertà estrema, l’emigrazione. Malgrado tutto questo, i Molisani, popolo di coltivatori e popolo di montagna sono rimasti fedeli alla loro terra, col duro lavoro dei campi, e sopratutto mantenendo vive le loro tradizioni secolari, sociali e religiose.
Lo capite ora perché siete Molisani? Potete rinnegare coloro che hanno costruito il Molise in cui vivete oggi? Siete nati al XX/mo o XXI/mo secolo e senza nessun sacrificio o quasi, vi trovate ad essere eredi non solo di un territorio incomparabile, ma di un passato di cui dovreste essere orgogliosi.
I grandi Molisani, Francesco Jovine, Vincenzo Cuoco, Antonio Cardarelli, Fred Bongusto, Girolamo Pallotta, Antonio Di Pietro, Gaetano Scardocchia, Aldo Biscardi, Federico Orlando, Riccardo Cucchi, Antonio Di Pietro, Pasquale Gravina, Elio Germano, Sergio Castellitto, Vito Gamberale, Giacomo Sedati, Florindo D’Aimmo, Vincenzo Eduardo Gasdìa, Enrico D’Ovidio, Francesco D’Ovidio, Claudia Giannotti, Frank Monaco, Vittorio Mezzogiorno, Robert De Niro, e MILLE ALTRI, hanno cantato, onorato, edificato e amato il Molise. Anzi hanno fatto ancora di più: hanno aperto il Molise al mondo e il mondo al Molise.
I Molisani esistono da secoli; hanno creato e modellato questa terra che è ormai vostra. E voi che appartenete alle nuove generazioni, avete non solo il dovere di rispettarla ed amarla, ma avete il compito di trasformarla a vostra immagine e somiglianza, di farne una terra aperta all’imagine delle generazioni del futuro.

Nicola Franco (Canada)

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