Bagnoli del Trigno: fervono i preparativi per la XIX “Frammenti d’antico”



BAGNOLI DEL TRIGNO (ISERNIA) – Fervono i preparativi a Bagnoli del Trigno per la XIX edizione di Frammenti d’Antico prevista per domenica 18 agosto. L’evento, che anima il mese di agosto e che regala sempre delle novità, anche per quest’anno prevede la presenza di due guest star d’eccezione. La figura del Duca sarà infatti interpretata dall’attore Ettore Bassi, mentre la Duchessa avrà il volto di Annalisa Ciarlante Miss Molise 2013.
Frammenti d’Antico è una manifestazione che, attraverso episodi, frammenti appunto, tratti dalla storia scritta e dalla tradizione orale, vuole rappresentare lo spaccato di un’epoca, compresa tra la fine del 1700 e l’inizio del 1800, vissuto a Bagnoli del Trigno. Il ruolo di collante, tra le varie tessere di questo fantastico mosaico, viene svolto da una storia d’amore contrastata da idee politiche e da differenze di classe proprio nel pieno della rivoluzione partenopea. I protagonisti attraversano le varie vicende, talora da attori principali, talora da osservatori inermi, e con la loro storia coinvolgono lo spettatore trasportandolo in una realtà d’altri tempi.
Tutto ha inizio con un gruppo di giacobini festanti, recanti due alberi della libertà, che vanno dal castello, passando per la chiesa di Santa Maria ed il Monte frumentario, sino alla prima piazza fora le mura. Qui, nei pressi dell’attuale monumento ai caduti, ove era situata la chiesa di San Rocco, come da dati storici, viene piantato il primo albero, si canta, si balla, s’inneggia alla libertà, si schernisce il re e la chiesa, si celebrano matrimoni civili. Successivamente, esssendo il paese diviso nelle due terre, d’vascia e d’ ‘ncoppa, tutto il gruppo si sposta in piazza Olmo ove viene eseguito lo stesso rituale. Dopo aver piantato l’albero della libertà seguono festeggiamenti con un ricco banchetto ed ancora canti e balli con gruppi di musicanti, giochi, fuochi e fantasie.
La leggenda vuole che sin dai tempi antichi, in una notte del mese di agosto, passata la mezzanotte, dal castello che sovrasta la roccia posta al centro del paese, si librassero delle fate, per cui, chi l’avesse avvistate ed espresso un desiderio, lo avrebbe di sicuro realizzato. Tale notte cadde, in quel tempo, nello stesso giorno in cui si festeggiava l’albero della libertà. Sotto l’albero s’incontrano, segretamente, i nostri due giovani sposi. Il loro amore è contrastato dalle famiglie di appartenenza, per motivi politici, in quanto lui è figlio di giacobino e lei figlia di un umile popolano al servizio del Duca e quindi fedele al re. Il matrimonio non si può fare ma l’amore nessuno lo può fermare. Davanti l’albero lui invita la bella ragazza a sposarsi; lei, prima ritrosa, infine accetta. La formula di rito sancisce l’unione ma ha ben poca importanza nei confronti delle famiglie. E’ mezzanotte, dal castello ecco che esce la fata. Tutti, con la testa all’insù esprimono un desiderio ed i nostri innamorati, l’un l’altro abbracciati, lanciano la speranza di pace tra le loro famiglie ed il coronamento del loro sogno d’amore. La sera dopo, nei pressi dell’albero della libertà, in piazza Olmo, alcuni giacobini sono intenti a commentarle notizie che giungono da Napoli. Come la storia raccontata, da Civitanova, paese vicino, arriva trafelato un popolano in cerca d’aiuto: sono stati attaccati dai briganti, molti cittadini sono stati uccisi ed il paese è in fiamme. Mentre ci si appresta ad organizzare i soccorsi i briganti arrivano però anche a Bagnoli. Alcuni giacobini fuggono mentre altri vengono catturati ed immediatamente fucilati sul posto. Dal paese esce un povero uomo; i briganti lo prendono e lo interrogano per avere informazioni utili su altri giacobini ma soprattutto su chi siano i più ricchi del paese. Il povero uomo, preso dallo spavento, tra le altre cose riferisce di avere incontrato il sacrestano ed il prete in viaggio per andare a Trivento dal vescovo a portare i soldi della parrocchia. I briganti decidono di preparare un agguato al prete. Il parroco del paese viene sequestrato da una loro banda e viene richiesto un riscatto per liberarlo. I popolani fingono di sottostare ma, con uno stratagemma, uccidono il capo brigante, mettono in fuga alcuni suoi compari e ne catturano altri. Questi, portati al cospetto del Duca Sanfelice, Signore possessore del feudo, vengono condotti alle prigioni del castello, mentre viene proclamato, per l’indomani, un giorno di festa in onore di Santa Caterina, protettrice del paese, come ringraziamento per lo scampato pericolo.
E’ il mese di agosto e, come tradizione, si celebra l’elezione dei due sindaci, uno per ciascuna terra, con comando del paese per 6 mesi ognuno. I capi fuoco, capi famiglia di allora, al cospetto del Duca e del governatore dell’Università, procedono, con il sistema della fava e del fagiolo, all’electio sindaci. Il giorno dopo è la festa di ringraziamento a Santa Caterina. Il Duca nel pomeriggio sfila in corteo con tutti gli altri nobili ed autorità dirigendosi a presiedere i giochi del palio. La contesa, che vede concorrenti appartenenti alle due terre, si accende a tal punto da rievocare antiche sassaiole, solo che i sassi, opportunamente vengono sostituiti, per l’occasione, da pomodori maturi. La “pomodorata”, la giostra dei burattini e la corsa con i trampoli sono i giochi del palio. Proclamati i vincitori, sul calar della sera, ci si reca tutti nell’antico Rione di Santa Caterina per mangiare piatti tipici e divertirsi con musiche, canti, fuochi e fantasie, in piena e coinvolgente allegria. Alla mezzanotte lo sposo porta la serenata alla sua “zita”: il matrimonio è ormai cosa fatta. Le si affaccia al balcone e scende poi in strada per abbracciare il suo amante, am ecco che arriva il Duca per rivendicare il suo diritto sulla bella fanciulla. L’ennesima angheria, per un popolo povero e sottomesso, questa volta finisce male: è rivolta, il Duca ucciso ed il castello dato alle fiamme. L’incendio al castello, rievocato da spettacolari fuochi pirotecnici, chiude la manifestazione, lasciando i nostri sposini felici e contenti, e lo spettatore ancora immerso in un’atmosfera irreale di altri tempi.
La Compagnia di Cultura Popolare “La Perla del Molise” già da circa 30 anni conduce un’opera culturale tesa a valorizzare gli aspetti folkloristici, letterari, storici ed antropologici della tradizione popolare, creando delle iniziative di risalto intra ed extra regionali. Tra i vari passaggi che si sono susseguiti e che hanno contribuito a far crescere l’Associazione se ne possono ricordare i fondamentali: la formazione di un gruppo folkloristico, l’incisione di una musicassetta con canti popolari bagnolesi scritti da autori locali, la stampa del primo volume della “Storia di Bagnoli dalle origini ai giorni nostri”, l’allestimento di ben diciasette edizioni de “I Mesi dell’Anno”, sfilata di carri allegorici rappresentanti momenti della civiltà contadina; la stampa del relativo volume “Il Carnevale dei Mesi a Bagnoli del Trigno” scritto dal noto studioso isernino Mauro Gioielli; numerose conferenze e dibattiti culturali con la partecipazione di esperti, quali ad esempio i curatori del Museo delle Genti d’Abruzzo di Pescara; l’allestimento di quindici edizioni di “Frammenti d’Antico” precedentemente denominata “Palio di Santa Caterina”, rievocazione storica di fatti di brigantaggio, elezione dei due sindaci, corteo storico di oltre 150 figuranti in costume d’epoca, rievocazione di episodi riguardanti l’albero della libertà, tipici del periodo della rivoluzione partenopea in cui è ambientata tutta la manifestazione; la pubblicazione di una rivista culturale “L’Arcolaio” che vede la partecipazione dei massimi studiosi di tradizioni popolari del Molise.
Queste le principali opere intraprese, di sicuro richiamo turistico stando alla partecipazione che ogni volta assicurano, oltre che di non trascurabile valore culturale.

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