PROVINCE/ Dieci gli addii. Nelle Marche il “pasticcio Fermo”



ROMA – Quattro mesi di tempo e per una decina di province italiane resterà soltanto un ricordo attraverso le ultime targhe automobilistiche, qualche pubblicazione e i gonfaloni. Un periodo, i 120 giorni, necessario soprattutto per delineare le aree delle nuove circoscrizioni. Operazione che, sicuramente, non mancherà di accendere polemiche toccando radicati sentimenti legati all’identità e alla storia locale.
In base al testo definitivo del decreto legge della manovra, saranno eliminate le province la cui popolazione residente, in base alla rilevazione Istat del 1 gennaio 2009, è inferiore a 220mila abitanti. Si salverebbero, però, quelle ai confini con altri Stati e delle regioni a Statuto speciale (ad esempio Aosta, tra l’altro provincia unica di regione con 127mila abitanti, ma anche Gorizia, provincia di regione a statuto speciale nonostante i 142mila residenti, o ancora Sondrio, tra l’altro provincia del ministro Tremonti, i 182mila abitanti debbono ringraziare la posizione di confine). Incluse nel salvataggio anche le province della Sardegna, che dopo le ultime quattro varate di recente (Carbonia, Medio Campitano, Ogliastra – con appena 52mila residenti – e Olbia, tutte sotto i 200mila abitanti), ora sono otto: qui dovrebbero sparire anche Nuoro, che di abitanti ne ha 161mila, e Oristano, a quota 167mila, ma l’autonomia regionale salva sei province su otto. Stesso ragionamento per la Sicilia, dove ad esempio Enna ha 173mila abitanti.
Dovrebbero allora essere condannate a sparire Biella (187mila), Vercelli (180mila), Rieti (159mila), Isernia (88mila), Crotone (173mila) e Vibo Valentia (167mila), perché addirittura sotto i 200mila. Appena sotto la soglia dei 220mila residenti ci sono Belluno (213mila), Massa Carrara (203mila) e Matera (203mila). Via anche loro, quindi. Analoga sorte dovrebbe avere Fermo, divenuta provincia addirittura dopo la rilevazione Istat per l’inizio 2009, quella che fa fede per i numeri: qui il passaggio dei comuni potrebbe determinare la sorte di Ascoli Piceno, “svuotata” di residenti dall’istituzione di Fermo e quindi oggi – di fatto – a rischio perché sotto i 220mila abitanti. A meno di sorprese, con il passaggio in massa a Macerata, nelle Marche dovrebbe tornare la situazione precedente al 2009.
Asti dovrebbe salvarsi per appena 156 abitanti sopra il limite dei 220mila, così come Grosseto (225mila), Prato (246mila) e Rovigo (247mila).
Secondo le norme, ora i comuni hanno sessanta giorni di tempo per scegliere la nuova provincia della propria Regione tra quelle non soppresse. Altri due mesi occorreranno per il trasferimento dei beni e delle risorse. Le nuove circoscrizioni saranno invece stabilite da un decreto del presidente del Consiglio.
Il provvedimento non manca di alimentare le polemiche. Da una parte, com’era giusto attendere, ci sono le recriminazioni di chi vede sparire di colpo il proprio ente. C’è poi chi non digerisce il salvacondotto per i territori autonomi o di confine. Ancora, rimane lo scandalo delle province istituite di recente – con ingenti investimenti economici – ed ora in fase di smantellamento. Non manca, infine, chi auspica una sparizione totale delle province, ritenendo il provvedimento assolutamente debole o addirittura inutile.

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