Via le mani dall’acqua



ROMA – Il vizietto non ce lo togliamo. Ogni qualvolta si voglia far passare qualche legge, leggina o decretino "imbarazzante" si sceglie il periodo più distratto dell’anno: l’estate. Di preferenza luglio o/e agosto.
Fu così per la lenzuolata famosa che si voleva dare a Mani Pulite. E’ ancora così, dopo tanti anni, per la privatizzazione dell’acqua.
Chi ne ha sentito parlare alzi la mano. Nessuno? Allora basta sbirciare nel web, fare una ricerchina su Google e trovare l’articolo 23 bis del decreto 112/2008, in vigore – che caso! – dal 21 agosto 2008.
In poche parole, anche in Italia l’acqua sarà gestita da società private.
E’ notizia di ieri che 144 comuni lombardi, minacciando un referendum, hanno fatto fare marcia indietro alla Regione Lombardia, che nel 2003 aveva provato a privatizzare l’acqua.
I sindaci ribadivano il diritto dei Comuni a decidere sui pubblici servizi, tra cui anche, e soprattutto, l’acqua. Il consiglio regionale della Lombardia ha accolto le richieste dei sindaci sancendo il diritto alla proprietà interamente pubblica di reti ed impianti di distribuzione.
Esattamente il contrario di quanto dica, nero su bianco, l’articolo 23 bis tremontiano.
Ma cosa significa privatizzare l’acqua? Innanzitutto aumento delle tariffe.
Ad Aprilia, dove questo è già avvenuto, i cittadini si sono visti arrivare bollette maggiorate del 300%. E il contratto, da tre anni è contestato dai cittadini, non è stato mai approvato dal consiglio comunale. Già questo basterebbe a sollevare dei dubbi sul tutta l’operazione. A ciò si aggiungono i metodi al limite della legalità che la nuova società appaltatrice sta usando per convincere i cittadini fuorilegge – che, si badi bene continuano a pagare l’acqua al comune. In poche parole, arrivano vigilantes, ruspe e geometri e mettono un riduttore alle condutture del "moroso". In tal modo non si priva l’utente dell’acqua ma gliela si raziona a pochi litri al giorno. Così impara!
Un altro problemino di poco conto è che le società a cui va in mano la gestione dell’oro blu sono in realtà tre, tutte multinazionali. La Veolia e la Suez, francesi, e la Thames Water, inglese. Questo vuol dire che il bene più prezioso che abbiamo, più indispensabile del cibo, sta finendo in mano a tre compagnie tre. Senza scomodare Platone, questa gestione può essere tranquillamente definita oligopolio, nella sua accezione migliore, od oligarchia, nella peggiore.
All’estero alcune città, dopo una disastrosa esperienza con "l’acqua privata", sono tornate alla gestione pubblica. E non parliamo di sperduti paesini in lontane contrade. Si tratta di Parigi, dodici milioni di abitanti. I motivi della retromarcia? Risparmio di circa 30 milioni di euro. La gestione privata aveva portato i prezzi alle stelle senza dare in cambio un miglioramento dei servizi, anche se questi ultimi sono sempre parti integranti dei contratto d’appalto. Purtroppo la realtà dei fatti ne attesta la loro facile aggirabilità. Come si dice in Italia – e a questo punto si applica anche all’estero? Fatta la legge, trovato l’inganno.
(Piera D’Alessandro)

L’immagine in home page: il logo della Campagna mondiale dell’acqua del 2007.

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