Chiauci, 23 anni di lavori nella diga che non ha acqua



di Andrea Mori

 

CHIAUCI (ISERNIA). Dicono che sarà la diga che risolverà i problemi idrici di due regioni. Dicono che da qui arriverà l’acqua per case, terreni, industrie. Dicono che la grande sete dell’e state, grazie a questa diga, non ci sarà più e che anzi sarà possibile cedere l’acqua ad altre zone, forse ad altre regioni. Perché l’acqua in fin dei conti è sempre un bene di tutti.

Lo vanno dicendo da 23 anni, da quando nel 1985 fu posta la prima pietra di questa monumentale parete di cemento armato – è alta 70 metri – che si erge tra forre, grotte e piani carsici. C’erano, allora, secondo un rituale di quei tempi, il ministro Remo Gaspari e un nugolo di politici ed ingegneri con l’e lmetto. Un progetto semplice, a parole: bloccare quassù l’acqua del fiume Trigno, che traccia il confine tra Abruzzo e Molise, per ridistribuirla a valle, fino ad arrivare alla costa. «Sarà la dimostrazione che le opere di alta tecnologia si possono costruire non soltanto al Nord», fu detto all’epoca coniugando ancora una volta i tempi al futuro. Una diga che facesse da collante tra le due regioni.

Oggi, dopo 23 anni, i lavori rischiano di fermarsi. Perché i tempi al presente dicono che la Corte dei conti tiene ferma l’ultima tranche del finanziamento da 25 milioni che serve per completare la diga. C’è il rischio concreto che i lavori si fermino, allungando un calendario già tormentato dalle pause, o che addirittura la diga possa trasformarsi nell’ennesima incompiuta di una storia tutta italiana.
Uno stop che sa di beffa perché arrivato in dirittura d’arrivo del cantiere e soprattutto perché renderebbe inutile ciò che è stato già fatto e speso, circa 75 milioni e il sacrificio anche di un operaio molisano, Nicolino Scarano, morto sul lavoro nella realizzazione della diga.

Ponti, gallerie idriche sotterranee, l’invaso da un milione 300mila metri cubi, resterebbero all’asciutto per un altro bel po’ di tempo mandando all’aria progetti e aspettative di cinque Comuni (Vasto, San Salvo, Cupello in Abruzzo, Montenero di Bisaccia e Petacciato in Molise) oltre che gli interessi dei paesi di Chiauci, Civitanova del Sannio e Pescolanciano che per 23 anni hanno assistito al passaggio di tir, trattori e ruspe e che puntano ad ottenere un buon eco-ristoro a titolo di risarcimento.

Nei 25milioni sono compresi i soldi che servono per abbattere lo "sperone di roccia" a valle dell’invaso sul quale si era accesa l’ennesima polemica. Due anni fa – quando alla Regione governava Del Turco – era stato il ministro Gaspari a cogliere lo spunto per denunciare l’inerzia dei politici locali in un’intervista sul Centro quantomai lungimirante sul rischio che quel finanziamento non arrivasse per tempo. In quell’occasione Gaspari menò fendenti a destra e a sinistra a conferma di quanto tenesse alla diga (ne avrebbe voluta una anche a Gissi).

«In cinque anni del centrodestra abbiamo avuto un assessore regionale all’Agricoltura di Vasto, con il centrosinistra abbiamo un presidente della Commissione agricoltura di San Salvo eppure non succede niente, nessuno chiede al governo di completare l’opera». Parole profetiche, alla luce dell’attuale quadro della situazione, malgrado il presidente del Consorzio di bonifica sud – che coordina i lavori -, Giuseppe Torricella assicurò di aver presentato le schede progettuali a tutti i ministeri. L’iter prevedeva la fase di collaudo nel 2008 e l’entrata in funzione a pieno regime della diga dopo 4-5 anni rimandando comunque la fase operativa al 2013.

L’ultima puntata risale a gennaio di quest’anno, quando i rapporti tra l’ex governatore Ottaviano Del Turco e l’ex ministro alle Infrastrutture Antonio Di Pietro non erano stati ancora infranti dalla bufera sulla Sanità. In quell’occasione fu suggellato un patto tra Abruzzo e Molise sulla gestione della struttura con la ripartizione al 50 per cento dell’acqua.

Lo scoglio della Corte dei conti non era stato previsto. Anche perché rappresentava l’ultimo scalino al via libera dei 25 milioni. La magistratura contabile, il cui parere è vincolante nelle delibere del Cipe, contesta il preventivo finale. Lo ritiene troppo elevato, perché sono comprese opere che con l’attivazione della diga hanno poco a che fare. Si tratta in complessivo di 13 milioni su 25 legati alla procedura di acquisizione delle aree e considerata "viziata" da pareri che risalgono a undici anni fa.

In questo elenco della spesa si scorgono ad esempio i lavori di sistemazione della cava di Chiauci (un milione e mezzo), la richiesta di 5,9 milioni per la strada che dovrebbe circoscrivere il lago artificiale che si andrà a formare a Pescolanciano, o i 4,7 milioni che dovrebbero essere impiegati solo per sistemare le scarpate attorno alla diga. "Illegittimità" secondo la Corte dei conti; infrastrutture considerate invece necessarie dai Comuni molisani che ne hanno fatto richiesta come eco-ristoro per l’i mpatto ambientale.

In Molise il caso è rimbalzato in consiglio regionale nel corso della discussione sulla legge di riordino del sistema idrico integrato. «Occorre avviare un confronto serio a livello di rapporti con le altre regioni vicine», rimarca Massimo Romano, consigliere Idv. In Abruzzo il Consorzio sta cercando di aggirare l’emergenza. Nel frattempo si cerca di lasciare la macchina (e la speranza) accesa: la nuova data per i collaudi è infatti stata spostata a gennaio 2009.

(Quotidiano "Il Centro d’Abruzzo", 29 dicembre 2008)

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