Corecom Molise, si faccia chiarezza



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In genere Forche Caudine, associazione dell’emigrazione molisana, resta fuori da vicende e polemiche che riguardano l’amministrazione regionale o quelle di singoli Comuni. La maggior parte di noi vive lontano dalla terra d’origine ed il legame è principalmente emozionale con i paesi e i territori delle province di Campobasso e Isernia. Certo, non abbiamo una funzione passiva. Il nostro ruolo, da statuto, è soprattutto quello di valorizzare “il buono” che questa terra sa offrire, quindi la cultura più autentica, l’enogastronomia, il paesaggio. Le nostre battaglie, quindi, si concentrano principalmente sulla difesa di questi “beni comuni” dai rischi che purtroppo sono sempre dietro l’angolo (si pensi all’eolico selvaggio o alla cementificazione dei tratturi, fino ai danni d’immagine che le continue parodie del Molise stanno arrecando ai “nostri” territori, ecc.).
Non abbiamo mai avuto un’alta concezione della politica regionale, salvo rare eccezioni. Infatti raramente abbiamo steso ponti con i Palazzi di Campobasso. Una regione di 300mila anime, del resto, non ha un esteso bacino di risorse umane da cui attingere. E le menti migliori, spesso, sono costrette ad emigrare e sono sparse per il mondo (e molte di queste hanno Forche Caudine come punto di riferimento). Ben diverso è l’apprezzamento per molti sindaci che costituiscono una sorta di “resistenza” in territori sempre più svuotati e compromessi.
In questi giorni, su sollecitazione di alcuni nostri iscritti, abbiamo fatto un’eccezione: siamo “incuriositi” dalla vicenda delle nomine al Corecom del Molise, cioè al Comitato regionale per le comunicazioni, l’organo previsto dalla legge Maccanico (istitutiva dell’Agcom), disciplinato da legge regionale. Questa istituzione ha funzioni di organo di governo, garanzia e controllo sul sistema delle comunicazioni in ambito regionale.
Ciò che c’è stato segnalato soprattutto da ambienti giornalistici regionali – non a caso anche l’Ordine locale dei giornalisti ha preso posizione in tal senso – è che all’interno di un organismo di garanzia come il Corecom non sia stata prevista la presenza di un giornalista o perlomeno di un esperto in comunicazione. “Tra i professionisti individuati dal mondo della politica – sottolinea la presidente dell’Ordine regionale, Pina Petta – non c’è una sola persona che abbia attinenza con il mondo della comunicazione, dell’informazione, dell’editoria in genere. Il nostro settore ha necessariamente bisogno di avere dei rappresentanti lì dove vengono prese decisioni che possono potenzialmente riguardare decine e decine di posti di lavoro. Il fatto che non ci sia un rappresentante della categoria o comunque un esperto in materia di comunicazione rappresenta, in questo specifico periodo storico un danno non indifferente – conclude la Petta
Nel Lazio, tanto per avere un raffronto a noi vicino, dei tre membri (Domenico Campana, Alessandro Coloni e Nicola Di Stefano), uno è iscritto all’Ordine ed ha una lunga esperienza in comunicazione, un secondo ha svolto la tesi di laurea sulla comunicazione e solo un terzo presenta un curriculum non proprio incentrato sulla materia.

Sulla vicenda molisana, qualcuno ha pensato di andare oltre ed è partita una petizione per sollecitare la magistratura a verificare le nomine Corecom. Non conosciamo i tre “nominati”, per cui ci esentiamo da qualsiasi giudizio. Ma aderiamo volentieri a questa richiesta di chiarezza proprio per allontanare ogni possibile nube su questa vicenda. Anche perché qualcuno ipotizza che altri nuvoloni sarebbero in arrivo sulla regione. E noi amiamo il Molise lindo e sereno, senza nubi di questo genere. Capito?

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