Sequestro Moro, “Report” e la citazione del prefetto Marinelli di Agnone

Report, il noto programma di Raitre, domenica scorsa ha dedicato buona parte della puntata al rapimento in via Fani (con il contestuale omicidio dei cinque uomini della scorta, di cui uno molisano) e all’assassinio, dopo 55 giorni di prigionia, del leader democristiano Aldo Moro nel 1978, vicenda di cui rimangono molti lati oscuri.

I più anziani ricordano che Moro è stata una delle figure più influenti della cosiddetta “prima repubblica”, cioè tra gli anni Cinquanta e Settanta. Quando venne rapito da un commando delle Brigate Rosse era presidente della Dc ed era stato due volte presidente del Consiglio e quattro volte ministro.

Il suo corpo venne fatto ritrovare nel bagagliaio di una Renault 4 rossa in via Caetani, strada vicina sia alle Botteghe Oscure, sede del Pci, sia a piazza del Gesù, sede della Dc.

Le trattative politiche, la “linea della fermezza”, le lettere dello statista pugliese, i covi, i protagonisti, il ruolo dei servizi segreti, l’influenza americana, il ruolo del Vaticano, le tante lacune, reticenze e contraddizioni nelle ricostruzioni dei fatti hanno di fatto iscritto questa drammatica pagina nei tanti “misteri” di cui è piena la storia italiana soprattutto di quelle stagioni.

La puntata di Report di domenica ha gettato altra benzina sul fuoco, in particolare attraverso la testimonianza di Claudio Signorile, vicesegretario del Psi nel 1978, protagonista di incontri con esponenti dell’estrema sinistra in quei drammatici giorni per poter aprire una trattativa con i brigatisti. Secondo l’esponente socialista, anche lui pugliese, i vertici dello Stato italiano avrebbero saputo della morte di Moro prima della rivelazione ufficiale della notizia.

Signorile ha raccontato – e non è la prima volta – che la mattina del 9 maggio, giorno del ritrovamento della salma di Moro, venne invitato dal ministro dell’Interno Francesco Cossiga al Viminale per un caffè. In quell’occasione Signorile avrebbe ascoltato insieme a Cossiga tra le 9.30 e le 10, cioè molto prima rispetto alla telefonata delle Br, due annunci del centralino del ministero sul ritrovamento del cadavere di Moro.

contestuale omicidio dei cinque uomini della scorta Il giornalista Paolo Mondani, autore del servizio di Report, commenta: “Una macabra sceneggiatura che testimonia il macroscopico vuoto di verità che ancora pesa come un macigno su questa tragedia”.

In un’intervista al quotidiano La Repubblica pubblicata il giorno seguente la trasmissione, però, Luigi Zanda, ex senatore del Pd e storico collaboratore di Cossiga, ha definito inverosimile la versione fornita da Signorile.

La trasmissione televisiva chiama in causa anche il prefetto molisano Enrico Marinelli di Agnone, nel periodo in cui era commissario di Polizia a Monte Mario. Sempre secondo la ricostruzione di Report, Marinelli si sarebbe recato in quel periodo più volte nell’edificio romano di via Massimi 91, in zona Trionfale, luogo molto vicino a via Mario Fani, e probabile prima prigionia di Moro. Perché si sarebbe recato lì? Non è chiaro il motivo di queste visite.

Il prefetto Enrico Marinelli, scomparso nel 2019 a 87 anni, è stato responsabile della sicurezza di Papa Giovanni Paolo II (che portò ad Agnone il 19 marzo 1995). Si candidò anche come sindaco di Agnone in una lista civica che comprendeva anche il nipote Italo, ma non venne eletto. È stato anche consigliere di opposizione alla comunità montana “Alto Molise”. Racconta chi l’ha conosciuto: “Molto raccontava dell’esperienza con Giovanni Paolo II, ma nulla sul caso Moro”.

Un’ipotesi molto sostenuta negli ambienti di sinistra collega l’assassinio di Moro alla sua apertura verso i comunisti. La “guerra fredda” costituiva la scenografia di quel lungo periodo, con la contrapposizione tra il blocco occidentale e quello sovietico, che in Italia poteva contare sul Partito comunista più forte nell’area Nato. Nel nostro Paese ha avuto un ruolo diplomatico di primo piano anche il Vaticano.

Occorre ricordare che la mattina in cui venne rapito, Moro si stava recando alla Camera dove si stava per votare la fiducia al primo governo Andreotti frutto del cosiddetto “compromesso storico” Andreotti, cioè con il sostegno esterno del Partito comunista. Secondo molti analisti, l’azione delle Brigate rosse, con eventuali fiancheggiatori, mirò proprio a scongiurare il “compromesso storico”.

Per vedere la puntata di Report (link: https://www.raiplay.it/video/2024/01/Report—Puntata-del-07012024-5dece027-5b6c-4bda-927c-ae0eaf45e2f8.html); del coinvolgimento di Marinelli si parla a partire dal minuto da 1’35″20. Al minuto 1’29″35 un testimone pronuncia il nome di Enrico Marinelli.

(si ringrazia Tonino Palomba)

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