Il “sacrificio” della mascherina

In tutto il mondo – e anche l’Italia fa parte del “mondo” benché qualcuno sembri dimenticarlo – il Covid-19 non arretra affatto. Dagli Usa al Brasile, dall’India alla Russia, dal Messico ai Balcani i numeri della pandemia sono drammatici. Siamo a quasi 250mila nuovi casi al giorno, per un totale che ha oltrepassato i 14 milioni di contagiati.

Uno degli aspetti che dovrebbe invitare a riflettere, è che in molte aree europee che sembravano ormai fuori dalla virulenza del contagio, sono tornate a quelle condizioni di quarantena che nessuno si augura più non solo per i drammi sanitari, ma anche per le conseguenze economiche.

Nonostante ciò, nel nostro Paese – nell’indifferenza dei più – si assiste ormai ad un “libera tutti” abbastanza generalizzato. Basta prendere un autobus in una grande città per rendersi conto che le distanze sono una chimera. Mentre, negli spazi aperti (ma non solo), le mascherine sono un optional.

Domanda: ma di fronte a quello che abbiamo visto in Lombardia nelle scorse settimane – quindi non anni fa – è davvero un sacrificio indossare una mascherina? Con la spada di Damocle di un ritorno della pandemia con numeri ben diversi, come prevede l’Iss, costa davvero tanto tenersi su bocca e naso quel pezzo di stoffa che potrebbe attenuare le previsioni più fosche?

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