Lo scambio di opinioni con un consigliere del Comune di Roma

Un consigliere del Comune di Roma, paladino di quelle piste ciclabili che stanno sconvolgendo la nostra città da quando i Cinquestelle hanno conquistato il Campidoglio, mi scrive quanto segue a seguito delle mie lamentele per aver fatto sparire decine di parcheggi nella zona San Giovanni, specie in questa fase di emergenza Covid che rende pericolosi i mezzi pubblici (come confermato da una ricerca “sul campo” eseguita proprio qui a Roma):

L’automobile è un bene privato, che tra l’altro presenta delle esternalità negative non banali (inquinamento, incidenti, spazio occupato ecc), in quanto bene privato non può godere illimitatamente e gratuitamente di suolo pubblico (pubblico significa, “di tutti”) – scrive il consigliere. E continua: “Se quindi un amministratore decide destinare parti di suolo pubblico a scopi più “alti” (trasporto pubblico, sicurezza allargando i marciapiedi, mobilità ciclabile e pedonale ecc), non può essere di certo offeso in questo modo. La scelta “classista” è privilegiare solo ed esclusivamente i possessori di automobili a discapito di chi, magari, un’automobile non può proprio permettersela o magari ha deciso di provare a farne a meno, per il bene della collettività. Le auguro una buona giornata. Enrico Stefàno”.

A prescindere che la mia mail non aveva intenzione di recare offese, e se così fosse stato interpretato me ne scuso (spero che la sua non sia una risposta ‘standard’ a chi lo offende o esprime opinioni contrarie), la replica del consigliere mi lascia basito.

Non sono un fruitore seriale dell’automobile, la mia media di chilometraggi annuali farebbe invidia a qualsiasi acquirente di una vettura usata. E non invidio certo chi utilizza l’auto anche per accompagnare la prole nella scuola ubicata a cento metri da casa, per quanto la sua è una scelta liberissima. Tuttavia esiste una maggioranza di cittadini che necessita del veicolo sia per lavoro sia perché l’alternativa con i mezzi pubblici non è confrontabile in termini di tempi per un tragitto. Una cittadina di San Giovanni che ogni giorni va a lavorare a Trigoria, che alternative ha rispetto all’auto?

Ci sono poi tanti anziani che, specie per le visite mediche, debbono essere accompagnati dai figli. Molti, in questo periodo, conducono gli anziani per la vaccinazione. E’ normale cercare uno straccio di posto per un’ora?

Dal momento che per mantenere un’auto e una patente si pagano diverse tasse e l’utilizzo temporaneo del suolo pubblico è analogo a quello di un motorino, di una bicicletta (che producono forse più incidenti), ma anche di un essere umano – tra l’altro non se ne gode “illimitatamente e gratuitamente”, come scrive il consigliere – non vedo perché debba essere costretto ad acquistare un box o a pagare un’autorimessa per parcheggiare un’automobile: in questo senso sì che l’opzione diventa “classista”. Tanto più che è almeno un secolo che qualsiasi cittadino parcheggia la propria auto su strade pubbliche.

Questi atteggiamenti contro le automobili (a parole) stridono proprio con i lavori fatti a San Giovanni. Equivale forse a ridurre lo spazio ai veicoli aver trasformato via Taranto, via La Spezia e via Monza in autostrade, quest’ultima addirittura a quattro corsie (nemmeno il Raccordo anulare ne ha così tante)? Ciò rientra forse negli “scopi più alti”, come scrive il consigliere, in termini di sicurezza per un cittadino-pedone, a cui sono stati sottratti persino attraversamenti pedonali semaforici, come in via La Spezia? Il trasporto pubblico è forse migliorato con la giunta Raggi (si provi ad attendere il 649 e poi ne riparliamo)? Davvero piste ciclabili del genere sono sicure?

Questa rivoluzione della mobilità con lo scopo di accontentare un po’ tutti ha finito per scontentare pesantemente tutti, ad iniziare dai residenti. Scontenta pedoni, ciclisti e soprattutto automobilisti che, volenti o nolenti, rappresentano la maggioranza. Una città sostenibile, rispetto a questo caos, è ben altra cosa: per caso, sono stati rimesse alberature (vedi via Pozzuoli) o creati nuovi spazi verdi? Del resto nel fare questi lavori si è proceduto per tentativi, spesso togliendo per poi rimettere (vedi semaforo di via Monza).

P.S. Il consigliere parla di “marciapiedi allargati”. In realtà mi risulta che solo in largo Brindisi sia stato pedonalizzato un piccolo tratto per metterci un deposito di biciclette tra gli sfiatatoi della metro C. E laddove si è creato un piccolo spazio, subito è stato occupato da insegne pubblicitarie, come in via Taranto. Perché si rimuovono i parcheggi, ma non le insegne pubblicitarie, caro consigliere?

La nuova appendice del marciapiede di via Taranto,
subito occupata da una struttura per quattro cartelli pubblicitari

Erennio

Precedente Torna "Cammina, Molise!", si parte da Bojano Successivo Amministrative a Roma 2021, regna l’incertezza