ROMA/ Reddito minimo garantito: una maratona ricca di ostacoli



ROMA – “La legge del 4 marzo scorso partorita, dopo una lunghissima gestazione, dalla Regione Lazio si conferma una maratona olimpica. Una prolungata gara di resistenza. Con premi in denaro, sì. Ma con infiniti ostacoli. Accentuati anche da un’organizzazione non proprio da “grande evento”. Ad arrivare al traguardo saranno, infatti, solo uno su dieci: 116 mila alla partenza (il 65,5% donne), poco meno di 20 mila a metà percorso, probabilmente 12 mila all’arrivo. Sono i numeri del “reddito minimo garantito”.
Inizia così l’interessante articolo a firma del nostro Pierino Vago pubblicato sulla rivista “Roma Giovani”, in vendita nelle edicole romane. Il pezzo ricostruisce l’incredibile cronistoria di questa vicenda caratterizzata da continui ritardi. Ecco la prosecuzione dell’articolo.
“Obiettivo dichiarato: alleviare i drammi seminati dalla recessione. Anzi, di più: “Grazie all’impegno collettivo della giunta regionale e del presidente Marrazzo, siamo riusciti a porre i mattoni per costruire la via d’uscita dalla crisi in atto”. Firmato, estate 2009, da Alessandra Tibaldi, “assessora” regionale al Lavoro. Mattoni per costruire il più bel regalo natalizio: un sostegno economico.
Peccato, però, che le graduatorie – momento della verità dell’operazione – costituiscano ancora un oggetto sconosciuto. Della serie: come logorare la speranza ai tanti disoccupati, inoccupati e precariamente occupati di 30-44 anni. Residenti in regione da almeno 24 mesi, iscritti ai Centri per l’impiego (l’ex “collocamento”) e con un reddito personale non superiore agli ottomila euro nel 2008. Cioè con quei tanti “paletti” fissati dalla Regione, necessari per un’accurata scrematura.
Il gioco, del resto, vale la candela. Infatti, sul piatto, per i più fortunati di loro (e, in teoria, “sfortunati” nella vita), ci sono complessivamente 58,5 milioni di euro. Cifra fissata, per il 2009, lo scorso 19 novembre dalla Regione. Fetta rilevante di quei 135 milioni stabiliti per il triennio 2009-2011 con l’assestamento di bilancio dell’8 agosto scorso.
I 58,5 milioni rappresentano una conquista. E, soprattutto, una necessità. Lo stanziamento precedente, che era fissato a 15 milioni, sarebbe servito per accontentare tremila persone. O forse meno. Una goccia nel mare delle 116 mila domande. Così, oggi, la torta rimpolpata se la divideranno probabilmente in 12 mila, quelli con il punteggio più alto nella graduatoria definitiva: ognuno si assicurerà, in media, poco meno di cinquemila euro annui (la legge prevede un massimo di settemila euro annui a richiedente – 583 euro di tetto mensile – ma i più otterranno di meno). Una manna equamente divisa sul territorio regionale: poco più di 40 milioni alla Provincia di Roma, quasi 6 milioni a Frosinone, poco meno a Latina, quasi 4 milioni a Viterbo e 2,3 milioni a Rieti.
Per cominciare a capire chi si aggiudicherà l’ambito reddito, si attendono gli elenchi provvisori. Ma proprio qui si addensano i problemi maggiori.
“Le Poste, che si sono occupate della prima selezione tramite lettore ottico, hanno masterizzato a fine novembre i cinque dvd con gli elenchi – racconta Paola Bottaro, dirigente del dipartimento Lavoro e la formazione della Provincia di Roma. “Ma, purtroppo, erano pieni di errori. A Rieti, dove è stato diffuso subito al grande pubblico, sono emerse incongruità. A Roma, con ben 70.120 nominativi, ci siamo resi conto dei numerosi errori. Per cui alla fine è stato necessario restituirlo al mittente. A Poste italiane”.
Perché tanti errori? “Numerosi candidati hanno preferito fotocopiare a colori i moduli vergini di amici e parenti, anziché rimediarne di propri – continua la Bottaro. “Così con lo stesso codice a barre risultano più persone, alcune ammesse e altre escluse. Inoltre il dvd contiene anche la foto delle domande, elemento che allunga i tempi d’intervento”.
Le liste, una volta che saranno pubbliche, conterranno i “primi in classifica”, più un 30% aggiuntivo, una sorta di “riservisti”.
Gli elenchi fungeranno da convocazione: chi sarà dentro alla graduatoria, dovrà consegnare entro quindici giorni la documentazione presso i Centri per l’impiego (Isee, stato di famiglia, ecc.). La Provincia – non la Regione – farà poi le opportune verifiche. Ci vorrà più o meno un mese per arrivare alle graduatorie definitive, che per la scrematura seguiranno i criteri contenuti nella delibera numero 426 del 24 maggio 2009. Quindi, orientativamente (e ottimisticamente), le tanto attese graduatorie definitive saranno un regalo postumo del periodo natalizio. Più dopo-Befana che dopo-Babbo Natale.
C’è, però, anche l’incognita dei ricorsi, per i quali le Province hanno a disposizione altri cento giorni per l’esame. Poi si passerà alla definitiva “presa in carico” del beneficiario da parte del Centro per l’impiego territorialmente competente attraverso la sottoscrizione del cosiddetto “patto di servizio”. Una sorta di contratto: se il candidato sgarra (ad esempio falsificando dati o perché assunto), addio benefici e soldi.
Insomma, ci si dovrebbe ormai avviare verso le battute finali di un percorso estenuante, che surriscalda da mesi soprattutto linee telefoniche e blog, incrementando bile collettiva.
Via crucis a stazioni
Il travagliato cammino del reddito minimo garantito è, però, ancora ricco di incognite. Con un bilancio che presenta più ombre che luci. Sono tanti – troppi – i nodi emersi in questo lungo percorso a tappe. Utile renderli noti.
I primi problemi sono affiorati con la reperibilità dei moduli a lettura ottica. La Regione assicura di averli diligentemente distribuiti in 800 uffici postali, nelle strutture provinciali (ad esempio presso i Centri per l’impiego), in 60 Comuni “capofila” e nei Municipi del Comune di Roma. Ma in tanti hanno faticato a trovarli, specie nella prima fase. In alcuni casi, il problema della loro reperibilità si è ripetuto dopo qualche settimana, forse per l’antico vizio di fare incetta di ciò che è gratuito.
“In diversi uffici postali si cadeva dalle nuvole di fronte alle richieste – spiega Augusto Santori, consigliere Pdl del Municipio XV di Roma. “Ad esempio l’ufficio di piazza San Silvestro o quello presso l’ospedale Regina Margherita, a Trastevere, non detenevano i moduli. E identiche carenze, a detta di numerosi cittadini, si sono riscontrate in altri uffici postali della città – insiste Santori.
“Per giorni non abbiamo potuto soddisfare decine di richieste perché gli enti preposti a fornire la modulistica, Regione Lazio, Comune e Provincia di Rieti, si sono rimpallati le competenze di organizzazione delle modalità di diffusione dei prestampati, nonostante la data di inizio sia stata stabilita per il 27 giugno – racconta Natale Raccogli, responsabile dei servizi Ust-Cisl di Rieti.
Non sono poi mancate difficoltà per la compilazione della modulistica, tanto che qualche amministrazione ha attivato servizi di supporto alla stesura. “Non era chiaro, ad esempio, se bisognasse scrivere l’età o meno – racconta un giovane nel IX Municipio a Roma, dove si sono verificati numerosi problemi.
Altra questione: la domanda recava impropriamente l’asterisco indicante i campi a compilazione obbligatoria nella voce relativa al “possesso dello stato di disoccupazione da più di 24 mesi”, che invece rappresenta un elemento di punteggio e non un requisito.
Ma il periodo di maggiore smarrimento rimane questa lunghissima attesa per la pubblicazione delle graduatorie. Una fase su cui pesano le ottimistiche garanzie della loquace assessora Tibaldi: elenchi ad ottobre (poi, ancora, la fantomatica data del 5 novembre), erogazione del reddito a novembre da parte di Poste italiane. Sì, i soldi a novembre. Parola di assessora (il cui comunicato, nero su bianco, è del 29 luglio).
I “numeri” dei responsabili
La gestione della “pratica reddito”, da parte delle istituzioni, non è stata delle migliori. Ad iniziare dalla stima di quanti avrebbero presentato la domanda: apparentemente un gioco di ragazzi per chi si occupa di disoccupati, dispone di uffici statistici e finanzia onerose ricerche. E invece…
Sempre la Tibaldi, a metà settembre, sentenziava: “A poco più di due settimane dall’apertura dei termini per l’invio delle domande per l’accesso al reddito minimo garantito della Regione Lazio, le domande hanno già superato quota diecimila”. Ed ancora: “Attraverso i servizi per l’impiego abbiamo stimato che la platea dei possibili beneficiari del sostegno al reddito risulta composta da circa 75 mila persone”. Ma mancano all’appello oltre 41 mila moduli. Addirittura ai primi di novembre, cioè dopo oltre un mese dalla chiusura dei termini per le domande, l’assessora parlava di circa “100 mila domande”. Appare allora chiaro che, anche sul piano delle somme stanziate, non sia stata prevista una tale mole di richieste.
Di fronte ai primi slittamenti di date, e alle conseguenti polemiche, è ancora la Tibaldi, il 19 ottobre, ad aggiustare il tiro: “Non c’è nessuna presa in giro della popolazione in merito alla pubblicazione degli elenchi provvisori degli aventi diritto all’erogazione del reddito minimo garantito – si legge in una nota dell’assessora di Rocca Priora. “Secondo quanto chiaramente previsto dal regolamento, queste liste saranno pubblicate da ciascuna provincia entro i primi di novembre”.
All’ennesimo flop della data del 5 novembre, si è scatenato il putiferio. Decine di migliaia di persone, decisamente arrabbiate, si sono messe a caccia di notizie su internet, al telefono. Hanno invaso gli uffici pubblici alla ricerca di un poverocristo in grado di fornire uno straccio di notizia.
Cassino, lunedì 16 novembre, ore 8.28: al Centro per l’impiego, esasperati, gli impiegati distribuiscono un foglietto, fotocopiato e tagliato, che riporta il numero verde 800-745270 della Provincia di Frosinone. Chiamare loro, insomma. A Roma si dirottano gli utenti al numero dello sportello welfare della Provincia, 06-45499898, dove l’operatore Walter – dopo lunghissima attesa – dice di non saper fornire date. All’Urp della Regione Lazio l’operatore Paolo ignora la determina del suo ente sul riparto dei fondi, uscita cinque giorni prima. A Sezze Scalo, provincia di Latina, gli addetti assicurano che le graduatorie stanno per uscire. Al numero verde 800-012283 della Regione Lazio dicono, invece, che le graduatorie usciranno tra il 20 e il 30 novembre. C’è chi prova ironicamente a sdrammatizzare: su un sito appare “Le graduatorie usciranno a via Gradoli”.
Gli estenuanti ritardi
Lo sport dei rimpalli non si limita ai numeri telefonici. C’è anche quello delle responsabilità per i ritardi. La Provincia di Roma diffonde un comunicato cautelativo: “Segnaliamo che ci sono ritardi nella consegna delle domande da parte di alcuni Comuni, quindi notizie in merito alla pubblicazione degli elenchi delle domande ammissibili saranno fornite non appena disponibili”. Altri accusano dei ritardi la società Poste italiane, incaricata dalla pubblica amministrazione di effettuare la prima selezione dei moduli tramite controllo ottico. Chi è responsabile dei tanti rinvii, insomma?
Sotto accusa c’è soprattutto il primo anello della catena, cioè il meccanismo di far consegnare le domande ai Comuni capofila del distretto sociosanitario anziché direttamente ai più esperti Centri per l’impiego. Una decisione soprattutto politica, per non tagliare fuori le amministrazioni comunali dal procedimento. “Una scelta oggetto anche di forti discussioni nelle riunioni della commissione – ci svela un funzionario.
Succede, allora, che i piccoli Comuni non hanno colpe. “Il nostro, Vallepietra, provincia di Roma, come gran parte dei centri della regione, non era tenuto a ricevere le domande, ma solo a pubblicizzare l’iniziativa e a fornire i moduli di domanda e il materiale informativo – spiega la responsabile Giuseppina Graziosi. “Le domande per ottenere il sussidio sono tutte finite ai Comuni capofila dei distretti, nel nostro caso a Olevano Romano”.
In altri Comuni, però, ci si è organizzati diversamente: a Cori (con Giulianello), provincia di Latina, nonostante non fosse Comune capofila, sono state raccolte e protocollate 281 domande. E’ stata, infatti, possibile una deroga, insieme a Cisterna, rispetto al Comune-capofila Aprilia. Analogo discorso per Formia-Gaeta e per i paesi del distretto socio-sanitario Monti Lepini.
A Nepi, in provincia di Viterbo, Comune capofila del distretto VT5, sono pervenute 1.650 domande. Un’enorme mole di lavoro. “Ma le ultime sono state regolarmente consegnate a Poste italiane il 7 ottobre – informa il responsabile del procedimento, Maurizio Verduchi. Insomma, massima diligenza.
Assicurazioni anche da Frosinone. “Le domande nei 23 comuni del distretto B sono state oltre seimila – sottolinea l’assessore alle politiche sociali, Massimo Calicchia. Gli fa eco Irene Palmigiani, una delle responsabili del procedimento: “Addetti di Poste italiane passavano da noi un paio di volte alla settimana e noi abbiamo via via consegnato tutto, senza problemi”. Qui qualche disguido s’è verificato al Centro per l’impiego, ma causato dai ritardi nell’uscita delle graduatorie e dalle conseguenti richieste di informazioni.
Altra provincia, Rieti. “Qui da noi sono arrivate circa quattromila domande – spiega Loretana Maran, responsabile del Centro per l’impiego di Rieti. “Girate le domande alle Poste, abbiamo avuto il dischetto con gli elenchi solo il 20 novembre. Tra l’altro abbiamo avuto non poche difficoltà a trasferire i dati in Excel”.
Il settore Politiche del lavoro della Provincia di Latina punta il dito su Poste italiane. Con un proprio comunicato informa che l’elenco dettagliato dei partecipanti alla richiesta di accesso al reddito minimo non è stato pubblicato “in quanto Poste Italiane, consegnatarie di tutte le domande dei partecipanti, non ha a tutt’oggi trasmesso a questa Provincia alcuna documentazione”.
Giuseppe Drei, esperto dirigente della Regione Lazio, mette ordine: “Il procedimento, al di là di qualche dichiarazione non proprio felice rilasciata ai media, ha seguito il suo normale corso, accusando somme di leggeri ritardi da parte di qualche Comune, soprattutto nelle province di Roma e Viterbo, di qualche Municipio romano e, di conseguenza, da parte di Poste italiane, nell’ordine di qualche altro giorno. Venerdì 20 novembre le Poste hanno consegnato alle cinque Province i dvd masterizzati nel formato informatico CVS, come preannunciato, con gli elenchi dei candidati. Nostre precise indicazioni, anche sul formato informatico dei dvd, hanno accompagnato ogni passaggio”.
Il problema? “Elenchi erano pieni di errori – accusano dalle Province.
Infinite polemiche
In attesa dei prossimi passaggi e delle graduatorie provvisorie e definitive, non mancano – crescenti – le polemiche politiche. Alimentate soprattutto dal centrodestra. Del resto si avvicina l’appuntamento elettorale di primavera per il rinnovo dei vertici della Regione Lazio e il clima si arroventa.
Luigi Celori, consigliere Pdl alla Regione, parla di “uso strumentale della legge”, di “fondi che non ci sono” e di “palese presa in giro”.
“La Regione – ci spiega Celori – ha cercato di dare una risposta parziale ed insufficiente ad problema che purtroppo riguarda molti cittadini, escludendo tra l’altro dall’accesso al reddito le fasce di età inferiori e superiori ai 30-44 anni. Altro sarebbe stato se, invece dei 135 milioni di euro per tre anni, si fosse messo in bilancio una cifra più cospicua. Ma questo è un capitolo a parte che rivedremo quando sarà il centrodestra a governare la Regione”.
Celori ricorda la vicenda del bonus bebè, che ritiene analoga: di quel contributo non c’è ancora traccia, nonostante migliaia di domande siano state presentate all’inizio del 2008 (4.495 solo a Roma).
Caustico anche Loreto D’Emilio, dirigente de La Destra a Frosinone, il quale definisce il reddito minimo “una propaganda istituzionalizzata messa in campo dal centrosinistra”. E aggiunge: “La sinistra organizza un bel database per le elezioni regionali e lo maschera attraverso sussidi illusori agli italiani”.
Risponde Francesco Scalia, assessore regionale Pd. “Questa legge mette in relazione il sostegno al reddito con una politica attiva del lavoro, che mira al reinserimento professionale, e all’accrescimento dell’offerta formativa. Il dato relativo al numero di domande presentate dimostra che quasi il 70% proviene da donne e questo fotografa una necessità sociale esistente di interventi che sappiano mettere in relazione universo femminile e mondo del lavoro, salvaguardando le condizioni economiche minime delle persone coinvolte. Registriamo, invece, da parte del governo nazionale un disinteresse sconcertante su questo tema, e lo dimostra anche il fatto che numerose altre regioni, dopo il Lazio, si stiano attivando per provvedere autonomamente”.
Peppe Mariani, presidente della Commissione Lavoro della Regione Lazio, ritiene che occorra rivedere alcuni aspetti della legge per migliorarne l’applicazione. In particolare si riferisce ai lavoratori autonomi: nonostante rispettino i requisiti previsti dalla legge, sono potuti incorrere nell’impossibilità di presentare la domanda. “E’ il caso di quei lavoratori a partita Iva – spiega Mariani – che abbiano guadagnato un reddito superiore ai 4.800 euro e comunque al di sotto della soglia stabilita della legge fissata a ottomila euro. Per un lavoratore autonomo, a differenza di un lavoratore dipendente, un reddito superiore a 4.800 euro fa decadere automaticamente la possibilità di mantenere lo stato di disoccupato e quindi l’iscrizione ai Centri per l’impiego, condizione quest’ultima per presentare la domanda”.
Altre polemiche si concentrano su internet.
Numerosi navigatori ritengono che il reddito minimo sia un ulteriore regalo ai tanti che lavorano in nero o agli stranieri. L’accusa non è del tutto infondata dal momento che da noi il tasso di lavoro sommerso e di evasione fiscale è imponente, mettendo in dubbio l’efficacia di tale strumento. Qualcuno cita anche esempi di gente che conosce: “Mogli che se ne stanno a casa, lavorano a nero, hanno Mercedes e buonissime entrate mensili”.
C’è poi chi si domanda come faccia una Regione super indebitata come il Lazio a distribuire altri fondi a pioggia. Forse sarebbe stato più giusto favorire persone realmente sofferenti perché disabili, le stesse cui si sta sottraendo il dovuto (ad esempio, le ore di sostegno nella scuola).
Non manca chi se la prende con il regolamento della legge: perché destinare alla rottamazione coloro che hanno superato i 44 anni, quando la disoccupazione diventa dramma? Perché il reddito degli invalidi per questa legge non fa cumulo, per cui tale categoria sarà certamente avvantaggiata? Ed ancora perché alle donne, in quanto tali, sono riservati due punti in più, in nome delle “pari opportunità” (e quali sarebbero, allora, le disparità)?
C’è, infine, chi ricorda che una sorta di legge sul reddito garantito già c’è stata e in provincia di Frosinone sono arrivati oltre 18 milioni di euro (18.429.488,19 per l’esattezza) tra il 2001 e il 2002, soprattutto per Alatri e Pontecorvo. E ignora se sia stato compiuto un serio studio per analizzare le ricadute sul territorio. Chissà se anche allora c’erano elezioni all’orizzonte.
I fondi a disposizione per il reddito minimo
Territorio   Fondi (in euro)   Domande
Provincia di Roma   40.654.868,89    72.000
Provincia di Frosinone   5.902.987,07    16.000
Provincia di Latina   5.681.254,31    18.000
Provincia di Viterbo   3.944.599,11    6.000
Provincia di Rieti   2.316.290,62    4.000 

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